L’Isola Tiberina é lunga circa 300 metri e larga 80 e per la sua particolare forma fu ispiratrice di numerose leggende tra le quali quella che la vede sorgere su lo spoglie di una nave affondata in quel tratto di fiume.

Un’altra leggenda, riportata con il beneficio d’inventario dallo stesso Plutarco, racconta che intorno al 509 a.C. il popolo esasperato, cacciati i Tarquini, avrebbe gettato le messi del grande Ager Tarquinorum di Campo Marzio nel fiume e intorno a questa massa si sarebbe sviluppata l’isola.

In realtà si può supporre che nei tempi più antichi su quest’isola di materiale tufaceo di origine vulcanica, come gli altri colli, esistessero pubblici magazzini di cereali, poi monopolizzati da qualche potente e infine riconquistati a furor di popolo.

Questo fatto è suffragato dal fatto che l’isola era facilmente accessibile con traghetti o anche a guado dalla sponda etrusca e dalla sponda romana, ma difendibile senza difficoltà, e per il suo più alto livello idonea per l’asciutta conservazione delle derrate alimentari.

Una prima notizia sull’isola si ha curiosamente, data la sua importanza, soltanto nel III secolo a.C. Nel 292 a.C., infierendo a Roma la peste , dietro indicazione dei Libri Sibillini fu inviata una delegazione di dieci cittadini a Epidauro, luogo di culto di Esculapio. Al loro ritorno, quando la nave vicino all’isola, il serpente, animale sacro al dio che avevano portato dalla Grecia, si tuffò nel fiume e strisciò sull’isola.

Ciò fu interpretato come volontà di Esculapio di scegliere l’isola come sua sede e vi fu eretto il tempio a lui dedicato; un grande porticato offriva asilo agli ammalati che venivano curati con l’idroterapia, forse nell’attiguo o con l’acqua acidula del pozzo.

All’epoca imperiale l’isola, che Cicerone considerava uno dei più importanti centri di cura, era diventata centro di accoglienza per schivi infermi, abbandonati dai padroni, ai quali dovevano tornare se guarivano o i loro cadaveri venivano gettati nel fiume.

L’isola Tiberina è collegata alla terraferma da due ponti, il Fabricio e il Cestio. Quasi intatto, il ponte Fabricio è il più antico dei ponti romani conservati e resta una brillante testimonianza dell’antica arte romana dei ponti. La grande campata con due archi maggiori e due minori, ora incorporati negli edifici dell’isola e nel terrapieno del LungoTevere, si appoggia al poderoso pilone centrale finestrato.

Il ponte fu costruito e collaudato nel 62 a.C. da Lucio Fabricio e subì un intervento di restauro nel 21 a.C. per opera dei consoli Quinto Lepido e Marco Lollio, come ricorda una iscrizione presso la riva sinistra, dopo la piena del 23d.C. L’attuale ponte Cestio dell’antico ha solo il nome di un Cestio, forse Lucio e fratello o parente di quel Caio sepolto nella Piramide, che costruì tra il 62 e 27 a.C.

Per ammirare le bellezze della Capitale si può fare facilmente scalo in uno dei due aeroporti di Fiumicino e Ciampino che consento voli da Roma in arrivo ed in partenza, da quasi tutte le principali città aeroportuali italiane.







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