Grandi camminate, discese di fiumi in canoa per ritrovare poi alla sera la pace tra le mura di un monastero. Decine di bandiere di preghiere sventolano, segnando il sentiero che portano al passo Hemis-Shukpachenn nel Ladakh.

Come da tradizione del luongo  vengono qui esposte davanti ai templi, agli incroci, sui tetti, sulle sommità delle montagne, praticamente ovunque per far sì che le preghiere possano incontrare l’ascolto del vento.

Tra diverse botteghe etniche ai piedi delle montagne il Ladakh offre ai visitatori montagne impervie e scabre popolate di monasteri, tra cui la valle di Zanskar, incessantemente rivenduta dalle agenzie come “incontaminata” anche se da anni è ormai aperta al trekking più invasivo.

La città di Leh ospita anche numerosi negozietti con prodotti dell’artigianato locale e qui possiamo degustare un thè allo zenzero restando collegate a Internet in uno degli affollati bar locali.

Leh è la porta d’ingresso dell’ultima fragile valle di Shangri-la, paradiso che stupisce i turisti orfani del Tibet, con la sua antica cultura tibetana, le sue montagne impervie e scabre popolate di monasteri.

Chi vuole davvero vivere lo spirito di questa terra dai confini inquieti, tra India e Cina, tra India e Pakistan e tra terra e cielo arriva da Srinagar con la corriera attraverso tornanti da infarto, passi d’altura a 5000 metri e un freddo che va meno 60 gradi.







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