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Ovviamente a fianco dei numerosi templi, tracce della lontana presenza dell’esercito britannico, presente da questa parti fino al nostro dopoguerra; e poi tracce più concrete del regime attuale, ben più cupe.
Attraversare la Birmania per giungere al mare, fino a Sittwe e Ngapali, è possibile sostanzialmente solo in aereo; farlo in taxi costerebbe troppo, fra mille check-point, strade allucinanti, in un territorio in cui le tribù non si rassegnano al dominio militare. Così opto per l’aereo: alla faccia dell’embargo occidentale, gli aerei sono nuovissimi, a dispetto degli aeroporti: un metal detector di legno, che non ha mai rilevato nulla, e si parte per Ngapali. All’atterraggio su una lingua di terra che si allunga sul mare, un controllo sommario e via, in spiaggia.
A Ngapali c’è un solo resort, troppo caro per le mie tasche, così gira gira ne trovo uno, bungalow da 25 a 50 dollari. Troppi. Faccio per andarmene, quando mi viene proposta una sistemazione a 6 dollari. L’inghippo? D’estate sarei morto di malaria, probabilmente, visti i buchi sulle pareti di legni e la zanzara anofele che imperversa in alcuni momenti dell’anno.
Un materasso spesso dieci centimetri, una coperta che ha visto davvero troppe persone in vita sua. Bagno esterno col minimo sindacale, ma pulito, e doccia fredda da fare prima del tramonto. Eh già, perchè qui non c’è corrente elettrica, solo un gruppo elettrogeno attivo dalle otto di sera alle dieci.
Ma va bene. Tre giorni a vedere granchietti che scappano appena si accorgono di te, pranzi con aragoste e insalata di avocado e cene a fritture di pesce.
Tre giorni dove il regime sembra una notizia al telegiornale, per la gente del posto. Tre giorni e basta, uno di città qui a Ngapali in Birmania non resiste a lungo.

Pubblicato martedì 11 maggio 2010
Tag:
nina2010
sono stata in Birmania nel 2008 ed e’ stato il viaggio piu’ bello che abbia mai fatto.
15 giorni immersa in mondo lontano, rurale, fatto di sorrisi, monaci e pagode, dove tutto sembra essersi fermato. Certo , la Birmania e’ uno dei paesi piu’ poveri al mondo, ed affrontare un’ esperienza in questo paese puo’ essere davvero pesante.
Mi sono informata moltissimo prima di partire, e devo dire, cio’ che ho letto non mi aveva rassicurato. mah, se ancora ci penso mi vengono i brividi.
Arrivata a Yangoon, dopo essermi ripresa dal jet lag sono partita con 2 amici ed un auto a noleggio con guida
febbraio 14th, 2011 at 20:59
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